venerdì 8 marzo 2013

Mourad, Mazni e Abdelkadir


Mourad Gam Gam (di nazionalità marocchina, classe 1971), Mazni Massaouda detta Fatima (tunisina, classe 1954) e  Abdelkadir Melouk (marocchino, di età sconosciuta). Mourad, Mazni (detta Fatima) e Abdelkadir sono i nomi di tre senzatetto, bruciati nel sonno in una casa fatiscente nel pieno centro di Cosenza, di fratelli e sorelle o - se preferiamo - di cugini extracomunitari, come un tempo - con  discreto umorismo - abbiamo interloquito coi lavavetri in prossimità dei semafori. Tre persone alloggiate in un centralissimo hotel della disperazione e ciò nonostante invisibili ai più. Per quale indifferenza, per quale cinismo, per quale inciviltà e malapolitica, può ancora accadere un fatto del genere nel 2013?

Questo blog è parte di una delega municipale che collega le problematiche della scuola a quelle della formazione della coscienza civica e della cittadinanza attiva. Un blog che suggerisce qualche spunto in materia di ospitalità. Scrollando verso il basso si troverà una citazione da Marguerite Yourcenar (sull'aspetto "straniero" dell'ossigeno), un remoto articolo di Massimo (un vecchio animalista che è poi diventato mio marito) sulla palestra etica coi quattrozampe, alcuni dati sulle donazioni e le liste d'attesa per i trapianti, quattro brevi video di Jean-Luc Nancy su "L'intruso", vale a dire una riflessione filosofica sull'ospitalità a partire dalla condizione di trapiantato.
Si tratta di un blog poco frequentato, anche da me (che l'aggiorna nei ritagli di tempo). Sarebbe bello accogliesse  spunti e commenti delle ragazze e dei ragazzi che studiano in questa città. Si tratterebbe di un dono. Il dono non è mai una semplice cosa - è Jacques Derrida a ricordarcelo - ma già un discorso, almeno la possibilità di un discorso, la mess'in opera di una simbolicità.

Marina Machì

sabato 24 novembre 2012

ossigeno, splendido straniero


Il tuo corpo composto per tre quarti di acqua, più un poco di minerali terrestri, un pugno scarso.
E questa grande fiamma in te di cui non conosci la natura.
E nei tuoi polmoni, presa e ripresa di continuo dentro la gabbia toracica, l’aria,
l’ossigeno, questo splendido straniero, senza di cui non puoi vivere.

Marguerite Yourcenar, Il Tempo, grande scultore, Einaudi Tascabili, Torino, 1985. 
(Le Temps, ce grand sculpteur, 1983)

mercoledì 4 luglio 2012

Le leggi dell’ospitalità

Massimo Celani, Il quotidiano, 27 Ottobre 2002 

 
Molti turisti, quando arrivano in Calabria, restano colpiti dai grandi numeri del randagismo, dal diffuso maltrattamento, dall’assenza di un minimo di gratitudine nei confronti dei cosiddetti animali da lavoro nelle nostre campagne. E ne scrivono sui giornali a grande tiratura. 


Il grado zero dell'ospitalità

E' possibile una riflessione sull'ospitalità a partire da Jean-Luc Nancy, in particolare da L'intruso, breve testo centrato sulla propria esperienza di trapiantato, di chi vive grazie a un cuore improprio, all’azione di un’intrusione? 

Ciò che è estraneo e permane tale non è solo il cuore, ma anche ciò che deriva dal trapianto, e dalla terapia antirigetto, che serve ad abbassare l’identità biologica del destinatore per favorire l’incontro con l’intruso. 

La possibilità del rigetto pone una doppia estraneità: da una parte quella del cuore trapiantato, che l’organismo identifica e attacca in quanto estraneo, e d’altra parte quella della condizione in cui la medicina mette colui che ha subito il trapianto per proteggerlo. Essa abbassa la sua immunità in modo che egli possa sopportare l’estraneo. Lo rende dunque estraneo a se stesso e a questa identità immunitaria che è in qualche modo la sua firma fisiologica. 

Dono, alterità, intrusione, rigetto. Prolegomeni a qualsiasi teoria dell'ospitalità. Prim'ancora di un discorso sul turismo. 

domenica 8 aprile 2012

Donazione e trapianti

2018

Nel 2010 
il numero di trapianti effettuati in Italia si attesta a 2.874, 
in diminuzione rispetto ai 3.163 del 2009 (-9.1%).
 
Report (1998-2018)

in attesa (2010)

bufale, turismo e trapianti

Gabriella Baptist su L'intruso


(incipit)

"Bisogna che vi sia un che di intruso nello straniero che, altrimenti, perderebbe la sua estraneità" (p. 11; 11), il che non sembra né logicamente, né eticamente accettabile.