lunedì 12 maggio 2025
parte di te: Parte di me
Erik Satie quaderni di un mammifero
parte di te: Parte di me https://www.youtube.com/watch?v=HEUlaLp1wKo
domenica 4 maggio 2025
Parte di me
https://www.youtube.com/watch?v=HEUlaLp1wKo
Vito Teti
Ma ·
della case della Piazza. Non c'era un passante. Tutto vuoto. Tutto silenzio. Vide quei balconi, quelle logge, quelle finestre piene di gente come durante le feste ed i comizi. Ricordò tutti i volti di quelli che erano vissuti in quelle case, con i balconi pieni di graste di fiori e di prezzemolo.
Un
giorno, Rico, per la festa del santo patrono, vide che la banda suonava da
sola. I pochi abitanti del paese, a mezzogiorno, erano tornati tutti a casa. Si
appoggiò al muro della chiesa madre, fece un sorriso a tutti quelli che non
c'erano più, attese la fine della marcia musicale ed applaudì a lungo, da solo.
I musicanti, c'erano tante ragazze e alcuni ragazzi, si tolsero il berretto
della divisa e gli fecero una specie d'inchino.
Sarà
stata una nemesi.
Forse,
il destino.
Sarà
stato un Carnevale bene organizzato dalla vita.
Il
vissuto del vuoto è più terribile dei dati statistici e demografici.
Tutti
avevano una ricetta per fare rivivere il paese, ma nessuno sapeva cosa davvero
si potesse fare. Le analisi più pessimiste ed apocalittiche, si concludevano con
un rituale richiamo alla speranza, che, da troppo anni tardava a farsi viva.
Passò
un ragazzo che conosceva. Aveva un fuoristrada buono per le campagne e per i
funghi. Ve ne venite? gli disse.
Rico
voleva domandare al figlio di uno dei suoi migliori amici perché gli dava del
voi, dove erano andati gli altri, perché girava da solo.
Si
limitò a dirgli: grazie, vengo con te fino a casa.
Rico
chiuse lo sportello e chiese al ragazzo come stavano i suoi e, poi, cosa
potremmo fare per questo paese? Il ragazzo strinse le spalle e disse: non lo
so, tra quindici giorni me ne vado a Milano.
La
ruga era vuota, ai gradini della Croce non c'era nessuno, faceva il caldo di
agosto di tanti anni fa, aprì la porta, si sentiva impazzire.
Solo.
La moglie a scuola, il figlio a Parigi, la figlia a Firenze.
Prese
il computer e per non pensare, per non morire, si mise a scrivere come voleva
la tastiera. La foto di un Carnevale del 1982 lo guardava beffarda e scherzosa.
Non resta nulla gli diceva di quelle maschere, di quei cortei, delle mangiate,
degli amori, non resta nulla e non puoi nemmeno raccontarlo e non sai nemmeno
scriverlo. Troppo difficile. Troppo complicato. Troppe rotture.
Accese
il televisore, Sky mostrava gli orrori e le distruzioni della guerra. Rico si
disse che, forse, il suo dolore era soltanto una infinitesimale parte del
dolore del mondo. Continuava a non capire, a piangere, guardò la foto di sua
madre e di suo padre, si affacciò al balcone. Anche le nuvole viaggiavano senza
meta.
Sarà
stata una nemesi.
Forse,
il destino.
Sarà
stato un Carnevale bene organizzato dalla vita.
Ph. Salvatore Piermarini, S.
Nicola da Crissa, Carnevale 1982.
mercoledì 22 aprile 2020
Slavoj Žižek on Virus
(...) Quale realtà? (Devo questa riflessione ad Alenka Zupančič). In questi giorni ci dicono spesso che ci vogliono cambiamenti sociali radicali se vogliamo davvero fronteggiare le conseguenze dell’epidemia in corso (io stesso mi annovero fra quanti diffondono questo mantra) – ma i cambiamenti radicali si stanno già verificando. L’epidemia di coronavirus ci pone dinnanzi a qualcosa che ritenevamo impossibile: che un fenomeno del genere potesse irrompere nella vita di ogni giorno, mai l’avremmo potuto immaginare – il mondo che conoscevamo ha smesso di girare, interi Paesi sono nell’isolamento totale, molti di noi sono al confino nelle proprie abitazioni (ma che ne è di quanti nemmeno possono permettersi questa minima misura precauzionale?), a fare i conti con un futuro incerto su cui, seppure la maggior parte di noi la scampasse, già incombe una crisi economica di proporzioni colossali… Questo significa che dovremmo reagire facendo l’impossibile – quanto sembra impossibile all’interno delle coordinate dell’ordine mondiale esistente. L’impossibile è successo, il nostro mondo si è fermato, e l’impossibile andrà fatto per evitare il peggio, che poi sarebbe – cosa? (...)
19/04/2020: L'emergenza coronavirus non ferma i trapianti di rene
martedì 25 giugno 2013
Ciao ciao
Di seguito due letterine, la prima è dell'amico Paolo Guzzanti, la seconda di Massimo Celani (nella scomoda veste di marito dell'assessore)
Cara Marina,
sono molto contento di leggerti e più ancora di vederti a settembre all'Aria Rossa con Giosi Mancini e alcuni malnati-malcapitati che condivisero con me la cayenna folle del Giornale di Calabria nel biennio 1973-75, cioè prima che mi chiamasse Scalfari alla nascitura Repubblica. Naturalmente ti seguo attraverso gli intensi e appassionati racconti di tuo padre e ho visto la foto della tua fantastica bimba.
Hai fatto e stai facendo un gran lavoro e capisco quello che stai passando con la politica partitocratica quando prevale sulla politica per i cittadini. (...)
Ho dato una scorsa ai tuoi link, molto belli e divertenti e didattici. L'idea di rieducare, o educare la Calabria è monumentale e assurda nella sua generosità, ma anche vittoriosa finché dura. Mi sembra che ti vogliano far fuori come elemento non omogeneo.
Bene, ora corro a portare a scuola i miei bambini piccoli (...)
Intanto un abbraccio e a prestissimo.
Paolo
Cara Marina,
il tuo vicino di casa, quando eri a Trieste, Claudio Magris, che ho leggiucchiato grazie a te, nel primo capitolo di "Microcosmi", ad un certo momento si mette a parlare del "Segreto" di Giorgio Voghera, ove "(...) celebra le virtù inutili di un universo impiegatizio, metodica precisione e assiduità dedicate al nulla, descrive il processo di antiselezione etica che porta inevitabilmente i peggiori sul ponte di comando della società e della storia, (...)”.
Situerei sullo stesso asse il commento di Enzo Gentile pervenuto su Facebook: “Che dire, se non che quando scegli di essere un assessore fuori dal comune, c'è sempre qualche idiota che ti prende alla lettera”. Enzo è capace di guizzi di superbo umorismo, e anche di qualche decostruzione in cui la letteralità annienta un metaforico abusato. Potrò forse astenermi da un inutile saggio sulla catacresi.
Che dici, si è fatta l'una: calo la pasta?
Massimo


