lunedì 12 maggio 2025

parte di te: Parte di me

parte di te: Parte di me:   https://www.youtube.com/watch?v=HEUlaLp1wKo Vito Teti 20 ottobre 2023 Ma   ·  della case della Piazza. Non c'era un passante. Tutto vu...

Erik Satie quaderni di un mammifero

"Come vuole che un uomo della mia età non sia francese !?"
Erik Satie



Quaderni di un mammifero
a cura di Ornella Volta






https://www.youtube.com/watch?v=HEUlaLp1wKo&list=RDHEUlaLp1wKo&start_radio=1




parte di te: Parte di me:   https://www.youtube.com/watch?v=HEUlaLp1wKo Vito Teti 20 ottobre 2023 Ma   ·  della case della Piazza. Non c'era un passante. Tutto vu...

parte di te: Parte di me https://www.youtube.com/watch?v=HEUlaLp1wKo

parte di te: Parte di me:  https://partedite.blogspot.com/2025/05/parte-di-te-parte-di-me.html?sc=1747113812535#c8342563810946517608

https://www.youtube.com/watch?v=KV_cB6RxXP4
cfr. L'intruso 

domenica 4 maggio 2025

Parte di me

 https://www.youtube.com/watch?v=HEUlaLp1wKo

Vito Teti

20 ottobre 2023

Ma  · 

della case della Piazza. Non c'era un passante. Tutto vuoto. Tutto silenzio. Vide quei balconi, quelle logge, quelle finestre piene di gente come durante le feste ed i comizi. Ricordò tutti i volti di quelli che erano vissuti in quelle case, con i balconi pieni di graste di fiori e di prezzemolo.

Un giorno, Rico, per la festa del santo patrono, vide che la banda suonava da sola. I pochi abitanti del paese, a mezzogiorno, erano tornati tutti a casa. Si appoggiò al muro della chiesa madre, fece un sorriso a tutti quelli che non c'erano più, attese la fine della marcia musicale ed applaudì a lungo, da solo. I musicanti, c'erano tante ragazze e alcuni ragazzi, si tolsero il berretto della divisa e gli fecero una specie d'inchino. 

Sarà stata una nemesi.

Forse, il destino.

Sarà stato un Carnevale bene organizzato dalla vita.

Il vissuto del vuoto è più terribile dei dati statistici e demografici.

Tutti avevano una ricetta per fare rivivere il paese, ma nessuno sapeva cosa davvero si potesse fare. Le analisi più pessimiste ed apocalittiche, si concludevano con un rituale richiamo alla speranza, che, da troppo anni tardava a farsi viva.

Passò un ragazzo che conosceva. Aveva un fuoristrada buono per le campagne e per i funghi. Ve ne venite? gli disse.

Rico voleva domandare al figlio di uno dei suoi migliori amici perché gli dava del voi, dove erano andati gli altri, perché girava da solo.

Si limitò a dirgli: grazie, vengo con te fino a casa.

Rico chiuse lo sportello e chiese al ragazzo come stavano i suoi e, poi, cosa potremmo fare per questo paese? Il ragazzo strinse le spalle e disse: non lo so, tra quindici giorni me ne vado a Milano.

La ruga era vuota, ai gradini della Croce non c'era nessuno, faceva il caldo di agosto di tanti anni fa, aprì la porta, si sentiva impazzire.

Solo. La moglie a scuola, il figlio a Parigi, la figlia a Firenze.

Prese il computer e per non pensare, per non morire, si mise a scrivere come voleva la tastiera. La foto di un Carnevale del 1982 lo guardava beffarda e scherzosa. Non resta nulla gli diceva di quelle maschere, di quei cortei, delle mangiate, degli amori, non resta nulla e non puoi nemmeno raccontarlo e non sai nemmeno scriverlo. Troppo difficile. Troppo complicato. Troppe rotture.

Accese il televisore, Sky mostrava gli orrori e le distruzioni della guerra. Rico si disse che, forse, il suo dolore era soltanto una infinitesimale parte del dolore del mondo. Continuava a non capire, a piangere, guardò la foto di sua madre e di suo padre, si affacciò al balcone. Anche le nuvole viaggiavano senza meta.

Sarà stata una nemesi.

Forse, il destino.

Sarà stato un Carnevale bene organizzato dalla vita.

Ph. Salvatore Piermarini, S. Nicola da Crissa, Carnevale 1982.

 

 

 


mercoledì 22 aprile 2020

Slavoj Žižek on Virus

un libro «in divenire»

(...) Quale realtà? (Devo questa riflessione ad Alenka Zupančič). In questi giorni ci dicono spesso che ci vogliono cambiamenti sociali radicali se vogliamo davvero fronteggiare le conseguenze dell’epidemia in corso (io stesso mi annovero fra quanti diffondono questo mantra) – ma i cambiamenti radicali si stanno già verificando. L’epidemia di coronavirus ci pone dinnanzi a qualcosa che ritenevamo impossibile: che un fenomeno del genere potesse irrompere nella vita di ogni giorno, mai l’avremmo potuto immaginare – il mondo che conoscevamo ha smesso di girare, interi Paesi sono nell’isolamento totale, molti di noi sono al confino nelle proprie abitazioni (ma che ne è di quanti nemmeno possono permettersi questa minima misura precauzionale?), a fare i conti con un futuro incerto su cui, seppure la maggior parte di noi la scampasse, già incombe una crisi economica di proporzioni colossali… Questo significa che dovremmo reagire facendo l’impossibile – quanto sembra impossibile all’interno delle coordinate dell’ordine mondiale esistente. L’impossibile è successo, il nostro mondo si è fermato, l’impossibile andrà fatto per evitare il peggio, che poi sarebbe – cosa? (...)
Con il dovuto rispetto, mi permetto di dissentire, quindi, da Giorgio Agamben che interpreta la crisi in atto come un segno che «la nostra società non crede più in nulla se non nella nuda vita. È evidente che gli italiani sono disposti a sacrificare praticamente tutto, le condizioni normali di vita, i rapporti sociali, il lavoro, perfino le amicizie, gli affetti e le convinzioni religiose e politiche al pericolo di ammalarsi. La nuda vita – e la paura di perderla – non è qualcosa che unisce gli uomini, ma li acceca e separa». 


Le cose sono molto più ambigue: li unisce eccome – mantenere la distanza fisica è anche una forma di rispetto verso l’altro perché anche io potrei essere un portatore del virus. I miei figli ora mi evitano per il timore di contagiarmi (quello che per loro è un malanno passeggero per me può risultare mortale). 

§ § §
Il modo giusto di vivere l'isolamento
Permettetemi di cominciare con una confessione personale: mi piace l’idea di essere confinato nel mio appartamento con tutto il tempo a disposizione per leggere e lavorare. Anche quando viaggio, preferisco stare in una bella camera d’albergo e ignorare tutte le attrazioni del posto. Leggere un buon saggio su un quadro famoso per me è meglio che vedere lo stesso quadro in un museo affollato. Ma ho notato che ora questo mi rende più difficile, non più facile, essere costretto a stare a casa. Perché?
Lasciatemi citare ancora una volta la famosa battuta del film di Ernst Lubitsch Ninotchka: “Cameriere! Un caffè senza panna, per favore”, “Mi dispiace, signore, non abbiamo panna, solo latte, va bene anche un caffè senza latte?”. A livello pratico, il caffè rimane lo stesso, l’unica cosa che possiamo fare è trasformare il caffè senza panna in caffè senza latte, o ancora più semplicemente, aggiungere la negazione implicita e fare di un caffè semplice un caffè senza latte. Rispetto al mio isolamento non è la stessa cosa? Prima della crisi era un isolamento “senza latte”. Sarei potuto uscire, ma sceglievo di non farlo. Ora è il semplice caffè dell’isolamento senza possibilità di una negazione implicita.
Il mio amico Gabriel Tupinamba, uno psicanalista lacaniano che lavora a Rio de Janeiro, in un’email mi ha fatto notare questo paradosso: “Le persone che già lavoravano da casa sono le più ansiose e le più esposte al rischio delle peggiori fantasie d’impotenza, perché a determinare la singolarità di questa situazione nella loro vita quotidiana non è un cambiamento di abitudini”. Il concetto è complicato ma chiaro: se non c’è stato un grande cambiamento nella nostra realtà quotidiana, il pericolo viene vissuto come una fantomatica fantasia senza precedenti e per questo ancora più potente. Non ci dimentichiamo che nella Germania nazista l’antisemitismo era più forte nelle zone in cui la presenza degli ebrei era minima: la loro invisibilità li rendeva fantasmi terrificanti. (...)
(Traduzione di Bruna Tortorella)
Questo articolo è uscito sul numero 1353 di Internazionale.


19/04/2020: L'emergenza coronavirus non ferma i trapianti di rene

Nella Giornata Nazionale per la Donazione e il Trapianto organi, 
l’ Annunziata di Cosenza dà un contributo concreto: 
l’ emergenza coronavirus non ferma i trapianti di rene.



15 Marzo 2020




(influenza "spagnola" negli anni '20)


L’intruso di Jean-Luc Nancy racconta e riflette filosoficamente 
su che cosa significhi vivere nel/col cuore di un altro, 
vivere grazie al dono della vita/della morte di un altro.



Eccezione virale

martedì 25 giugno 2013

Ciao ciao

L'avventura dell'assessore Marina Machì termina qui.
Di seguito due letterine, la prima è dell'amico Paolo Guzzanti, la seconda di Massimo Celani (nella scomoda veste di marito dell'assessore)


Cara Marina,
sono molto contento di leggerti e più ancora di vederti a settembre all'Aria Rossa con Giosi Mancini e alcuni malnati-malcapitati che condivisero con me la cayenna folle del Giornale di Calabria nel biennio 1973-75, cioè prima che mi chiamasse Scalfari alla nascitura Repubblica. Naturalmente ti seguo attraverso gli intensi e appassionati racconti di tuo padre e ho visto la foto della tua fantastica bimba. 
Hai fatto e stai facendo un gran lavoro e capisco quello che stai passando con la politica partitocratica quando prevale sulla politica per i cittadini.  (...)
Ho dato una scorsa ai tuoi link, molto belli e divertenti e didattici. L'idea di rieducare, o educare la Calabria è monumentale e assurda nella sua generosità, ma anche vittoriosa finché dura. Mi sembra che ti vogliano far fuori come elemento non omogeneo.
Bene, ora corro a portare a scuola i miei bambini piccoli (...)
Intanto un abbraccio e a prestissimo.
Paolo


Cara Marina,
il tuo vicino di casa, quando eri a Trieste, Claudio Magris, che ho leggiucchiato grazie a te, nel primo capitolo di "Microcosmi", ad un certo momento si mette a parlare del "Segreto" di Giorgio Voghera, ove "(...) celebra le virtù inutili di un universo impiegatizio, metodica precisione e assiduità dedicate al nulla, descrive il processo di antiselezione etica che porta inevitabilmente i peggiori sul ponte di comando della società e della storia, (...)”.

Situerei sullo stesso asse il commento di Enzo Gentile pervenuto su Facebook: “Che dire, se non che quando scegli di essere un assessore fuori dal comune, c'è sempre qualche idiota che ti prende alla lettera”. Enzo è capace di guizzi di superbo umorismo, e anche di qualche decostruzione in cui la letteralità annienta un metaforico abusato. Potrò forse astenermi da un inutile saggio sulla catacresi.

Che dici, si è fatta l'una: calo la pasta?
Massimo